Il Governo supportato dalla maggioranza parlamentare di Lega e Movimento Cinque Stelle ha prestato giuramento davanti al Presidente della Repubblica ieri pomeriggio presso il Quirinale.
Dopo una lunga sequela di vicende che ha visto i partiti dire tutto e il contrario di tutto, che ha visto richiami all’opposizione ancora prima della formazione di un Governo, che ha visto la scrittura di un contratto, il rifiuto di nomina di un ministro, un irresponsabile attacco alle istituzioni e alla democrazia di questo paese, l’Italia, a 90 giorni dal voto, ha un nuovo governo.
Il Governo appena nato è contraddistinto dalla presenza di vari Ministri dalle posizioni estremamente critiche rispetto a diritti civili e sociali: posizioni individuali xenofobe, sessiste, antiabortiste, discriminatorie per quanto riguarda l’orientamento sessuale e la provenienza geografica. Gi� le prime dichiarazioni del Ministro Fontana, in merito alle famiglie arcobaleno, fanno letteralmente rabbrividire e si scontreranno con la realt� tangibile delle persone che in tutto il paese riempiranno le strade nostre citt� in occasione dei Pride. Ugualmente grave è la presenza, all’interno del contratto di Governo, di elementi discriminatori come i canali prioritari di accesso agli asili nido per i bambini italiani
Il governo della messa in discussione delle grandi riforme che hanno caratterizzato gli ultimi anni di governo dalla Riforma Fornero, al Jobs Act, alla Buona Scuola, vacilla a fare annunci chiari in materia.
Quello che doveva rappresentare il governo del cambiamento, come tanto decantato dalle due forze che lo compongono, non porta invece a nessuna frattura con il passato: il timore fondato è che al passato ci sia il ritorno.
Della disoccupazione e del lavoro precario si è smesso di parlare, ed oltre una non chiara riforma dei centri per l’impiego, il contratto non mette neanche in discussione le forme di lavoro precario e instabile che il Jobs Act aveva liberalizzato e svincolato.
Ma ancora più emblematica è stata la totale assenza nel dibattito dei profili per il possibile ministro da mettere alla guida del MIUR. Eppure entrambi i partiti di governo avevano sempre attaccato con fermezza le misure promosse dai governi precedenti su scuola e universit�, con particolare riferimento, ovviamente, alla Buona Scuola. Nonostante questo, i nomi proposti tanto da Lega quanto dal Movimento Cinque Stelle, sono stati profili non avversi alla Buona Scuola. Si è giunti quindi alla nomina di Marco Bussetti, provveditore dell’Ufficio scolastico della Lombardia. Leghista e stretto collaboratore di Valentina Aprea, ex assessore regionale ed ex parlamentare di Forza Italia, nota per la bozza di riforma della scuola che appunto portava il suo nome, e contro cui, nel 2012, eravamo scesi nelle piazze.
La Lega che ha sostenuto tutti gli ultimi governi di centrodestra, la Lega della riforma Moratti, della riforma Gelmini, la Lega degli otto miliardi di tagli, oggi dovrebbe rappresentare il volto del cambiamento tanto decantato nel mondo dell’istruzione.
E’ molto difficile, con questi presupposti, e i contenuti del programma di governo, immaginare un cambiamento in meglio.
Come sindacati studenteschi porteremo avanti la lotta per i diritti degli studenti, e, consapevoli della profonda distanza di visione rispetto a questo Governo, cercheremo , forti anche dei nostri ruoli istituzionali, un confronto schietto con il MIUR. Per questo, in discontinuit� con il passato della Lega, chiediamo che ci sia da parte del Ministero almeno la volont� di riconoscere e dialogare fin da subito con la componente studentesca, convocandola al più presto. L’istruzione non può essere relegata a piccoli punti inseriti in un contratto di Governo: è necessario investire immediatamente nel diritto allo studio, garantendo all’istruzione il ruolo di inclusione sociale, superando il numero chiuso e puntando al libero accesso a scuola e universit�.
Ci auguriamo che la forte egemonia leghista sul Governo non riporti �in auge le vecchie politiche dei Governi Berlusconi. Di fronte a qualsiasi attacco alla scuola e all’universit� saremo pronti, come sempre, a tornare nelle piazze per far sentire la nostra voce.




