Pubblicato il 14/10/2008 – Commenti: 2
LA RETE “AUDITA” AL SENATO
Si è tenuta questa mattina al Senato l’audizione della VII commisione del Senato, che si occupa dei temi della cultura e dell’informazione, e quindi anche sulla scuola. Associazioni e sindacati sono stati chiamati ad esprimersi sul decreto Gelmini. La presenza in sala solo di pochissimi senatori ci conferma che in Parlamento si discute poco o nulla, in quanto il decisionismo del governo stronca il dibattito Parlamentare.
Di seguito la memoria della Rete lasciata alla commissione.
Contributo riguardo il disegno di legge “Conversione in legge del decreto legge 1° settembre 2008, n. 137, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università” (C. 1634).
Parere complessivo
La valutazione della Rete degli Studenti rispetto al provvedimento in questione è complessivamente negativo. Il primo aspetto da rilevare è l’inconsistenza del provvedimento rispetto alle più ampie e generali problematiche che affliggono la scuola alla riapertura dell’anno scolastico. Le scuole di ogni ordine e grado, e di conseguenza gli studenti, subiranno la scelta attuata attraverso il decreto 112 di tagliare in maniera drastica i finanziamenti. Il nostro Paese è ancora fra gli ultimi di Europa per quanto riguarda la percentuale di PIL destinata all’istruzione, ciononostante la direzione intrapresa dal Governo non è quella di invertire la tendenza, ma anzi quella di disinvestire ulteriormente sul sistema formativo a scapito del binomio qualità-investimenti.
E’ necessario sottolineare il contesto in cui questo provvedimento si colloca: sono in atto importanti riduzioni dell’organico a disposizione delle scuole, si è provveduto a incrementare di un punto percentuale il rapporto studenti/docenti, si è scelto di procedere alla riduzione del piano orario, con gravi danni anche per le scuole secondarie superiori, si è di fatto annullato l’innalzamento dell’obbligo a 16 anni, attuato attraverso la Finanziaria 2006, consentendo l’assolvimento dell’obbligo anche all’interno della formazione professionale.
La scuola in cui gli studenti entrano in questi giorni è quindi in sofferenza rispetto a una riduzione dei mezzi e a una svalutazione del proprio ruolo in termini di sviluppo del Paese e di garanzia Costituzionale delle pari opportunità.
Per questo, in totale assenza di investimenti in favore del diritto allo studio, dell’edilizia scolastica, dell’offerta formativa, non è possibile considerare urgente il disegno di legge in questione. Si contesta quindi la modalità di discussione parlamentare imposta, che riduce lo spazio del confronto introducendo per via preferenziale modifiche non sostanziali e non positive rispetto al quadro generale nel quale vengono inserite.
Cittadinanza e Costituzione
La decisione di introdurre un monte ore pari a 33 ore annuali destinato all’insegnamento della materia “Cittadinanza e Costituzione” risulta quanto meno aleatoria rispetto all’esito di precedenti iniziative analoghe. Il giudizio rimane comunque neutro, in quanto occorre attendere il decreto che, con un metodo alquanto improprio il Ministro dell’istruzione si riserva di adottare per definire i contenuti dell’insegnamento in questione. Inoltre, tale provvedimento si inserisce in un quadro di sostanziale depotenziamento degli spazi di democrazia e cittadinanza attiva oggi esistenti nelle scuole, rendendo piuttosto teorico l’insegnamento di una competenza (life skill) che si apprende soprattutto nella pratica quotidiana, nell’acquisizione di diritti propri e nel rispetto di quelli altrui.
Valutazione del comportamento degli Studenti
Viene contestato il metodo del tutto irrispettoso con il quale viene adottata con provvedimento d’urgenza una norma con gravi conseguenze sulla convivenza all’interno della comunità scolastica. Ci si deve aspettare che su tematiche che riguardano in prima persona gli studenti il Governo faccia un corretto utilizzo degli spazi di confronto istituzionale tra il Ministero dell’istruzione e le associazioni degli studenti. Il Forum Nazionale delle associazioni studentesche non è infatti mai stato chiamato a esprimersi su questa decisione. In realtà il Forum è stato convocato, in cinque mesi di attività del presente Governo, unicamente una volta, contro le oltre 5 sedute tenutesi alla presenza del Ministro nel corso della legislatura passata. Nel merito del provvedimento esprimiamo parere fortemente contrario. Pochi mesi fa è stata varata una riforma dello Statuto degli Studenti che chiamava a un più forte impegno delle istituzioni scolastiche di fronte all’emergere di un clima di violenza all’interno delle scuole. La riforma dello Statuto degli Studenti ha introdotto sanzioni più rigide nei casi di violazioni gravi delle basilari norme di rispetto reciproco all’interno della scuola, consentendo alle scuole di provvedere anche all’allontanamento fino alla fine dell’anno scolastico degli studenti violenti. Per questa ragione si respinge la tesi per la quale la reintroduzione del voto in condotta come valutazione alla pari delle altre materie di studio (e che quindi incide sui crediti formativi, oltre a comportare il non superamento dell’anno scolastico in caso di insufficienza)servirebbe per fornire alle scuole strumenti più incisivi per contrastare il fenomeno del bullismo. Infatti la scelta che esplicitamente si compie è quella di eliminare gli elementi di garanzia e democrazia previsti dallo Statuto degli Studenti (collegialità nell’assegnazione delle sanzioni, diritto di appello, differenti gradi di giudizio), per introdurre un forte elemento di discrezionalità che influirà negativamente sulle relazioni fra componenti della scuola. Incide non poco, in questo quadro, il fatto che si tenga in considerazione non solamente la sufficienza o l’insufficienza in condotta, ma l’intera scala di valutazione 1-10 che comporta anche una forte componente aleatoria nell’attribuzione del credito formativo.
Si considera tale provvedimento una scelta chiara nell’ottica di deresponsabilizzare lo studente, rimandando il rispetto delle regole e la convivenza democratica a un semplice giudizio di fine anno scolastico, anziché a un impegno quotidiano fatto di rispetto di regole comuni, chiare e condivise. Non c’è traccia in questa volontà di una qualche funzione educativa della scuola, poiché non esiste alcun principio di riabilitazione dello studente, ma solo la stroncatura senza appello.
Di fronte a una richiesta crescente degli studenti di essere tutelati dalla violenza nelle scuole è possibile affermare che tale scelta non tutela maggiormente le relazioni tra studenti, in quanto la sua applicazione è indefinita e indefinibile se non con scelte del tutto arbitrarie da parte di docenti e dirigenti scolastici.
Per queste ragioni si richiede il ritiro immediato di questo articolo dal complesso del provvedimento.
Rendimento scolastico primo ciclo e media inferiore
Il giudizio rispetto a questo provvedimento è di totale inutilità rispetto alle esigenze di un ciclo scolastico (il primo ciclo) altamente funzionante e di contrasto rispetto al pensiero pedagogico moderno. La semplificazione e la chiarezza annunciati insieme a questa decisione sono proclami senza sostanza, che non tengono conto dell’utilità dei giudizi, anche nei cicli superiori, per orientare lo studente all’autocorrezione e per consegnare alla valutazione la sua piena funzione educativa. E’ estremamente preoccupante la volontà di estendere alla scuola primaria e alla scuola media inferiore l’ammissione alla classe successiva solo in presenza della sufficienza piena in tutte le materie (media del 6). Infatti questo atteggiamento riporta la scuola elementare ai tempi in cui era luogo di selezione sociale e a una rigida separazione fra discipline ormai del tutto superata nell’attuale impostazione della didattica.
Maestro unico
La scelta di reintrodurre per le scuole elementari l’insegnamento del maestro unico è da considerarsi molto grave per gli effetti che produrrà sul ciclo maggiormente funzionante del nostro sistema di istruzione. E’ chiara l’inconsistenza delle ragioni didattiche addotte dal Ministro per giustificare questa decisione, che è invece dettata dalle esigenze di risparmiare sulla scuola e nella scuola oltre 7 miliardi di euro in tre anni. Infatti la prima conseguenza di tale provvedimento sarà la riduzione del personale e dell’orario scolastico, portato a 24 ore settimanali, con pesanti ricadute sulle famiglie e sulle donne lavoratrici in modo particolare. La didattica verrà duramente colpita anche dalla chiusura di molte scuole nelle zone più isolate del nostro Paese, nonché dal maggiore affollamento delle classi. Ne risentiranno le condizioni di maggiore disagio,come quelle degli studenti migranti e degli studenti disabili. Si rilava una totale incongruenza fra la necessità, più volte rimarcata dal Ministro, di dare un unico punto di riferimento ai bambini, e la scelta di riportare la valutazione nella scuola primaria a una rigida divisione tra singole discipline.
Adozione libri di testo
Il provvedimento non è certamente risolutivo rispetto al problema del costo dei libri di testo: non interviene direttamente sulla spesa che gli studenti e le famiglie devono sostenere ogni anno, ma cerca di intervenire sui tempi di adozione, senza considerare che la scelta degli strumenti didattici rimane del docente e del collegio docenti.
Il problema dei costi non si risolve con la limitazione della scelta dei libri, né con il blocco dell’aggiornamento (che comunque avverrebbe tramite le appendici annuali) ma con investimenti concreti sul diritti allo studio e la promozione di interventi per l’abbattimento dei costi dei testi come il comodato d’uso.
Luca ha scritto:
il 2008-10-26 19:18:00
beh?
paolo ha scritto:
il 2008-12-10 19:23:00
evidentemente è tutto ciò che avevano da dire!