La Scuola per tutti

La Scuola di tutti

Abbiamo sempre creduto che la scuola non dovesse essere un semplice edificio, un momento della giornata o una fase della vita. La realtà è che siamo sempre stati convinti che fosse centrale costruire una idea di scuola come comunità, una comunità aperta e inclusiva, che si aiuta e si sostiene vicendevolmente.
In questi anni abbiamo sempre più, invece, visto costruire le basi di una scuola sorrette sul principio di merito e di oggettività, di standardizzazione delle competenze e della valutazione. Nel paese e nella società si è andata via via fortificando l’idea per la quale la scuola dovesse selezionare, che la soggettività e le individualità fossero ostacoli al percorso formativo standard, siamo stati, addirittura, abituati a valutare un percorso formativo in base al numero di persone che non ce la facevano o la abbandonavano.
Dobbiamo ripartire, invece, da una realtà dei fatti che ci impone una riflessione diversa: ci confrontiamo con una società in cui esiste un profondo problema di analfabetismo funzionale, una incapacità di leggere e comprendere il mondo che ci circonda, mentre la dispersione scolastica rimane estremamente alta.
Per questo è fondamentale ribaltare i concetti di didattica e di valutazione che ad oggi caratterizzano i nostri percorsi di istruzione affinché la scuola diventi il luogo che permetta di rendere la cultura diffusa e sviluppi lo spirito critico in tutti i futuri cittadini di questo paese, tenendo conto delle diversità e delle peculiarità di ogni singolo studente, dei diversi bisogni e diversi tempi di apprendimento. Una scuola che sia meritocratica, nel senso che sappia trovare e sviluppare il merito e le qualità di tutti, non di pochi.

Didattica

È fondamentale che la didattica faccia suoi questi obiettivi per riuscire a sviluppare nuove forme che, insieme ad un ripensamento completo del percorso formativo, permetta di costruire una modalità di insegnamento che sappia adattarsi alle singolarità dell’individuo.
È necessario rimettere al centro il forte legame che ci deve essere tra docente e discente e l’attenzione necessaria che deve ricevere un soggetto in un percorso di apprendimento, in particolare rimettendo da subito in discussione il rapporto di studenti a classe che ad oggi esiste.
Dall’altra è fondamentale ripensare nuove modalità di fare lezione, che sempre di più creano una distanza tra alunni e professori, facendo diventare gli studenti parte attiva e non solo passiva nel processo.

Complessivamente l’attuale sistema di istruzione, ancora fortemente condizionato da una filosofia di insegnamento di stampo crociano-gentiliano, deve riuscire a innovarsi, non perdendo in qualità, ma ripensando una didattica innovativa, sradicando le attuali rigide divisioni fra discipline, mettendo in forte discussione quella separazione netta tra sapere e saper fare per dare spazio a un nuovo sapere integrato, creativo e stimolante, che sappia quindi rispondere alla necessità di complessità che il mondo fuori richiede.

Valutazione

Da sempre la valutazione ha reso le nostre scuole un ambiente fortemente competitivo e intimidatorio. Non servono classifiche, non serve un giudizio asettico. Gli studenti hanno la necessità di essere compresi, seguiti, aiutati e stimolati. Un voto negativo non è sempre da stimolo. Una bocciatura non risolleva sempre un percorso di uno studente.
Consci del fatto che tante e varie sono le storie e le vite che caratterizzano gli studenti al di fuori delle mura scolastiche, bisogna sempre di più ripensare la valutazione dello studente per scardinare l’idea di una scuola che semplifica e giudica, in base a numeri, percorsi particolari e situazioni complesse.
Di pari passo ad una didattica personalizzata, la valutazione deve svilupparsi in un processo che aiuti lo studente ad evidenziare carenze e debolezze, ma che da queste non ne nasca una valutazione standardizzata, ma una valutazione che stimoli e aiuti a raggiungere gli obiettivi formativi preposti e che soprattuto tenga di conto del contesto e del percorso svolto