Dalla Scuola al Paese: serve una Rivoluzione Culturale

La scuola, oggi, ha un ruolo fondamentale, che troppo spesso non è capace di interpretare: educare alla cittadinanza, sapendone ripensare il significato. Essere cittadini oggi, infatti significa vivere nel rispetto degli altri e delle loro sensibilità, condividere i principi democratici e valoriali della Carta Costituzionale, saper trasformare la diversità in ricchezza. Quindi rendere il sapere libero, accessibile e alla portata di tutti, è la vocazione pedagogica che dovrebbe essere in capo alla scuola, questa è la grande sfida che dovrebbe accogliere.

In un Paese in cui la dispersione scolastica è ancora intorno al 15%, con picchi che superano il 20% al Sud, dati ben lontani dall’obiettivo del 10% della strategia Europa 2020, la scuola, l’ultimo luogo idealmente di massa, non è in grado di adempiere alla propria missione sociale di abbattimento delle diseguaglianze. Sarà quindi semplice dedurre il motivo per cui l’istruzione merita centralità nell’agenda politica dei Governi del Paese, con la prospettiva di abbattere ogni forma di barriera, culturale, oltre che economica.

Scuole aperte: un punto di riferimento nelle città

La scuola non deve essere percepita dallo studente come un luogo ostile, un momento obbligato, un passaggio formale. Partendo da questo assunto, viene da sé la necessità di ridare centralità allo spazio e all’istituzione della scuola nelle città, verso gli studenti, verso i giovani, la cittadinanza tutta, il mondo delle associazioni. Che la scuola sia stimolo di fermento culturale nelle città, di desiderio di sapere, i cui spazi e strumenti siano accessibili a tutti per coltivare i propri interessi. Vogliamo scuole aperte di pomeriggio, vogliamo scuole vive, ma servono finanziamenti!

Rappresentanza studentesca e Governance Scolastica: il primo approccio alla dimensione democratica

È con l’ingresso alle scuole superiori che gli studenti entrano per la prima volta in contatto e diventano parte attiva di spazi democratici. La partecipazione al Comitato Studentesco, al Consiglio d’Istituto, a meccanismi di raccordo territoriale come la Consulta Provinciale degli Studenti rappresenta, oltre che uno spazio democratico imprescindibile, un’occasione formativa fondamentale. Per questo diventa necessario porsi l’obiettivo di valorizzare e migliorare questi spazi. Se sono gli studenti i principali protagonisti e attori delle nostre scuole, è necessario valorizzare anche numericamente la presenza e il peso politico nelle sedi preposte: in una proporzione di quattro studenti a fronte di otto docenti in Consiglio d’Istituto, non è giusto che ci venga insegnata come unica opportunità la rassegnazione alle decisioni di altri, vogliamo poter contare. Lo stesso vale per i meccanismi di raccordo territoriale delle rappresentanze studentesche: dobbiamo ridare peso al massimo istituto di rappresentanza studentesca, avere la volontà di ripensarlo affinché sia maggiormente funzionale.

Che nessuno sia lasciato solo, che tutti abbiano gli strumenti per comprendere: sportelli di ascolto ed Educazione sessuale nelle scuole

Tutti coloro che frequentano la scuola non si trovano nelle stesse condizioni: economiche, sociali, culturali. L’abbattimento delle barriere verso l’equità passa dalla scuola, affinché tutti abbiano le stesse opportunità e gli stessi strumenti.

Non tutti in famiglia parlano di sessualità, non tutti ne parlano nel modo corretto, abbandonando la retorica del proibizionismo in favore della prevenzione: vogliamo che la scuola offra a tutti la possibilità di essere consapevoli.

Non tutti possono permettersi di andare da uno psicologo, non tutti hanno la possibilità o il coraggio di chiederlo ai propri genitori, non a tutti è sufficiente il supporto di un amico nelle difficoltà che l’età adolescenziale comporta: la scuola deve fornire un servizio di ascolto, garantendone la privacy.

Integrazione: per una scuola, e un Paese, che facciano della multiculturalità un valore aggiunto

Crediamo in una scuola che sappia accogliere la sfida dell’integrazione: una grossa fetta della dispersione scolastica infatti è occupata da studenti migranti o di seconda generazione, perché la scuola non si dota degli strumenti necessari, sia didattici che di inclusione. La risposta a questo non sono di certo le “classi ghetto”, ma progetti concreti nelle scuole.

Se la convinzione che ci accompagna è quella per cui crediamo in un Paese che faccia della multiculturalità un valore aggiunto, è dalla scuola che deve partire uno stimolo forte.

“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, diceva Antonio Gramsci in una delle sue citazioni più celebri.  Una Rivoluzione Culturale nel Paese, infatti, non può che partire dalla scuola: la generazione che oggi frequenta le scuole superiori, quella di giovani e studenti, è infatti portatrice congenita di mutamento sociale. Dobbiamo rivoluzionare la scuola per immaginare un Paese diverso!