Pubblicato il 01/09/2008 – Commenti: 6
PROPOSTA DI LEGGE APREA: NOI NON CI STIAMO
ECCO LA SCHEDA TECNICA SUL PDL AGGIORNATA
Oltre ai disastrosi tagli alla scuola ci siamo occupati di capire meglio la proposta di legge dell’On. Aprea, Presidente della Commissione Cultura della Camera, in attesa di essere discussa: scuole private, scuole aziende, riforma Moratti… Noi non ci faremo sorprendere da nessuna cattiva notizia: è tutto già fin troppo chiaro…
Stiamo aspettando notizie definitive sui terribili tagli in arrivo per la scuola pubblica, che stavolta rischiano di mettere in ginocchio un sistema già allo stremo delle forze. A farne le spese saranno come sempre i più deboli e i più bisognosi di una scuola pubblica di qualità. A farne le spese saremo noi, e il nostro diritto al futuro..
In attesa di aggiornarvi sui tagli economici, siamo andati a curiosare nella proposta politica sulla scuola di questo Governo.
La proposta di legge Aprea, presentata il 25 maggio 2008, è un ottimo indicatore di quello che ci aspetta. Ecco riassunti i principali punti della sua proposta..
Ritorno della Riforma Moratti:
La famigerata riforma, tanto contestata da studenti e docenti, è lì in agguato. Basta anticiparne l’applicazione, rimandata dal Governo Prodi al 2009, perchè l’anno prossimo ci si trovi punto d’accapo. Canalizzazione precoce degli studenti a 14 anni, fra licei e titoli professionali regionali; sparizione dei tecnici e dei professionali; diritto-dovere assolvibile anche con esperienze di lavoro in apprendistato.
Fine della democrazia scolastica:
La scuola-azienda è da sempre il sogno del centrodestra: basta con queste inutili norme sulla rappresentanza studentesca! Ogni scuola potrà decidere come comporre il proprio consiglio di amministrazione, che comunque il dirigente dell’Ufficio scolastico Regionale potrà sciogliere e rinominare ogni volta che lo riterrà necessario. Durata in carica dell’organo, tre anni. Possibilità garantita per soggetti privati, finanziatori della scuola, di sedere nel consiglio di amministrazione e incidere sulla programmazione didattica. Si prevede in ogni scuola un nucleo di valutazione dell’efficienza, non si sa mai che si parli troppo di pedagogia e didattica… E per finire, basta con questa rappresentanza dei docenti! Sono aboliti gli RSU (rappresentanze sindacali interne agli istituti) per una meno invasiva rappresentanza sindacale regionale.
Il merito dei ricchi, la qualità dei forti
Se si parla di valutazione lo si fa sempre in termine di efficienza, come se il compito della scuola fosse meccanico ed esistessero criteri legati alla precisione e alla rapidità per distinguere fra buone scuole e cattive scuole. Chissà, magari cronometrare il tempo di realizzazione di un’equazione di secondo grado…Ma non saremo i soli ad essere valutati per efficienza perchè lo stesso trattamento sarà riservato ai docenti, che diventeranno molto più sottomessi alle volontà del singolo preside, che potrà chiamarli e mandarli via, così, come al supermercato.
Libertà di scelta o soldi alle private?
Il progetto di legge propone di inserire tra i criteri di finanziamento diretto alle scuole la pluralità dell’offerta formativa e la libertà di scelta per le famiglie. Un nuovo tentativo per dare ingenti finanziamenti pubblici alle scuole private?
ha scritto:
il 2008-10-09 18:21:03
ha scritto:
il 2008-10-09 18:21:58
ha scritto:
il 2008-10-16 22:22:00
Sara ha scritto:
il 2008-10-25 13:54:00
è davvero atroce la situazione attuale.I ricatti hanno smepre spadroneggiato nella nostra scena politica, ne convengo, ma rendere inermi una classe sociale, come gli studenti, ancor più di quanto non lo sia già è segno di debolezza e viltà da parte del governo, che per non avere un giusto contraddittorio cerca d sfaldare l’ unica classe di pensiero attivo, riducendoci a operai meccanici e apatici.
Sara ha scritto:
il 2008-10-25 13:55:00
è davvero atroce la situazione attuale.I ricatti hanno smepre spadroneggiato nella nostra scena politica, ne convengo, ma rendere inermi una classe sociale, come gli studenti, ancor più di quanto non lo sia già è segno di debolezza e viltà da parte del governo, che per non avere un giusto contraddittorio cerca d sfaldare l’ unica classe di pensiero attivo, riducendoci a operai meccanici e apatici.
Serena ha scritto:
il 2009-01-16 18:34:00
Aveva ragione nostro professore durante un’assemblea: REPUBBLICA DELLE BANANE!!! Stanchi di non essere ascoltati, di essere guardati sempre con gli occhi storti, di diventare sempre di meno, stanchi di un Governo che ci vuole stanchi. Ma dove sono i precari? Dove sono?? Dove sono TUTTI i genitori degli alunni?? E dove tutti gli studenti? Si, a Roma eravamo in tanti, ma dove erano quei 131 900 precari o giovani laureati che non avranno MAI un contratto a tempo indeterminato? Stufi dell’indifferenza, del lasciar scorrere che tanto domani si vedrà, stufi di chi non si sente colpito solo perchè non ne sa niente, stufi perchè per queste persone saremo noi i primi a sbattere i denti. L’Italia è in crisi e ognnuno lo inizia a sentire sulla propria pelle. In realtà le cose sono molto più complesse. Crediamo che a questo punto il nostro dovere morale da cittadini che fortunatamente hanno preso coscienza, sia quello di informare senza sosta tutti, creando anche una rete nazionale, come noi da un mese proviamo a fare, non per cercare inutili consensi, ma per dare almeno a tutti i cittadini che pagano le tasse a questo Stato ormai ignobile, e questa Casta di politici indignitosa, privilegiata e menefreghista, la possibilità di capire cosa sta succedendo e cosa ancora deve succedere, la possibilità di far leggere a chi di leggi poco ne comprende (essendo sempre tutto poco chiaro) come stanno le cose, la possibilità di far prendere a ogni cittadino la coscienza di sè, per toccare con mano il problema. La mossa successiva dovrebbe essere quella di iniziare ad allargarci. Le idee nella scuola credo siano chiare. Va informato il lavoratore che crede che la “riforma” non lo colpisca, il vecchietto, anche il capitalista. Va creato, a nostro avviso, un movimento a livello nazionale che miri a cambiare quello che di sporco c’è in questa Italia. Perchè la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Corruzione, violenza, nipotismo, censura velata, disinformazione, xenofobia, una vasta gamma di problemi ci corrono alle spalle mentre passeggiamo tranquillamente per il corso la domenica mattina. Cosa vogliamo aspettare?? Che gli operai che ora non scioperano per paura di perdere anche quello straccio di stipendio che hanno, arrivino al punto di non avere più nulla da perdere? Vogliamo aspettare la privatizzazione di tutte le scuole? Vogliamo aspettare che la crisi aumenti sempre di più il divario tra il ricco e il povero, fino a ridurci al lastrico? Bene. A quanto pare, è questo che l’Italia vuole. Quando molti con lo stipendio da 500 euro al mese, una moglie e dei figli, non potranno più garantire a questi una maglia nuova, la paghetta per andare a cena con gli amici, o il pane dal 20 del mese in poi, quando non potremo più permetterci di comprare e spendere troppo, di concederci qualche sfizio e quando per questo le piccole e le medie aziende saranno costrette a licenziare, a tagliare e magari a chiudere, allora forse non avremo più niente da perdere. Allora forse qualcosa si muoverà. Allora forse sarà il caso di occupare veramente il Parlamento, di riappropiarci del nostro governo, della nostra democrazia, delle nostre leggi. Ma allora sarà troppo troppo tardi. No, non spaventatevi delle nostre parole. Vedete, in Italia non c’è mai stata una rivoluzione. C’è stata in Francia, in America, in Russia, in Spagna, in Ignilterra, ma in Italia no. Il motivo?? Mafia che promette qualcosa ai deboli, Governo che promette con le stesse modalità della mafia, Camorra, corruzione, Raccomandazioni e gente ignorante, povera e indifesa che da tutto questo si sente semplicemente protetta. Ci prepariamo alla delusione. Sentiamo che le cose vanno peggiorando. Che l’onda è stanca di infrangersi continuamente contro lo scoglio senza mai abbatterlo. E’ stanca perchè troppo ha urlato senza risposta. Noi ancora non ci abbattiamo, ma se restiamo chiusi a protestare nella nostra città, rischiamo di iniziare a sentirci soli. Riflettete, perchè crediamo che sia ora di allargare gli orizzonti. Non scriviamo con presunzione, Scriviamo con preoccupazione e sdegno, sicuri di parlare a chi è stato sfiorato da questi pensieri. NON CHIAMATELA RIFORMA… è il nostro futuro che stanno tagliando!!!