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La cronaca di una grande giornata di protesta…
Pubblicato il 28/10/2009 – Commenti: 0
BULLISMO: TU GUARDI PAPERISSIMA?
Torna alla ribalta il bullismo, nonostante le politiche ministeriali. Perchè la corsa al bullo non serve a molto, se intorno tutti ridono
Un nuovo caso di violenza tra studenti, nell’istituto professionale Albe Stainer di Torino, lo stesso in cui nel 2006 un ragazzo down era stato picchiato. L’aggressione era stata filmata e messa su YouTube, inagurando al stagione del bullismo e, di conseguenza, dell’antibullismo.
Da tre anni il ministero dell’istruzione non sembra occuparsi d’altro che di lotta ai bulli, eppure la violenza a scuola cresce, soprattutto contro immigrati e studenti glbt. E allora viene da domandarsi se tutti i provvedimenti fatti in nome della lotta ai bulli, dalle modifiche allo statuto degli studenti al nuovo regolamento sulla valutazione, siano serviti a qualcosa. O se il problema più che nei bulli sia in chi sta a guardare e ride, come quando si guarda Paperissima. E quello che chiede anche Roberta De Cesare, ex rappresentante dell’Albe Steiner e membro della Rete degli studenti medi.
TU LO GUARDI PAPERISSIMA?
Paperissima è quel programma televisivo dove vengono trasmessi video di persone qualunque durante momenti di gaffe, incidenti, ecc..
È quel programma che guardi la sera sul divano, dove ridi dei disagi degli altri insieme all’uomo o donna che sta riprendendo l’amico, il parente, il figlio piccolo piuttosto che aiutarlo, per la durata necessaria dello show.
E tu sei lo spettatore in quel momento. Non ti preoccupi del suo imbarazzo, delle conseguenze dell’incidente o dello spavento del bambino, perché tutti in studio ridono. Ridono anche quelli presenti nel video. Tutti spettatori che si divertono delle disgrazie altrui.
Sei stanco della tua giornata e non hai voglia di pensare, non ti chiedi neppure come sia andata a finire. L’importante è il momento cruciale, quello della caduta e più cade male, più mi diverto.
Non ti rendi conto di quello che stai guardando, ma le vocine in sottofondo allentano quella tensione iniziale che poi, piano piano, filmato dopo filmato, scompare completamente. E mi do totalmente alle risate.
Forse è questo quello che è successo alla scuola Albe Steiner di Torino qualche giorno fa, quando fra compagni di scuola un gesto condannabile ha provocato un’ustione.
Era per ridere. Per scherzare.
Forse perché siamo abituati a fare gli spettatori, a guardare deridendo.
Troppo lontani dal fatto accaduto perchè non c’è coinvolgimento.
Come se ci sentissimo ancora seduti sul divano col telecomando in mano facendo zapping, senza responsabilità.
Siamo distanti da quel che accade. L’importante è il prodotto finale.
Un video, un ricordo, un’immagine che faccia ridere. Rendere spettacolare un momento per non dimenticarlo mai.
Io che spettatore ho il telecomando in mano posso, ad un certo punto della mia sonnolenza, cambiare canale o alzare volume. E spesso è la seconda azione a prendere piede.
Così sembra di avere le risate di sottofondo in casa e, allora anche io rido più forte e, quel video appare sempre più divertente.
Forse, è criticabile anche la nostra reazione.
Tutti si domandano: e la famiglia? E l’educazione? E l’insegnante? Che scuola!
La scuola è un’istituzione statale e come tale tutto ciò che vi accade all’interno appartiene alla comunità.
Siamo tutti coinvolti quando nelle nostre scuole o nelle nostre strade accade qualcosa di spiacevole, ma nessuno si muove per difendere il poveretto di turno.
Troppe volte accade.
Ci hanno insegnato e mostrato che si può ridere del dispiacere di qualcuno e, la prossima volta che vedrò qualcuno in difficoltà mi farò una risata.
Il ministero dell’istruzione negli ultimi anni si è speso in campagne su campagne contro il bullismo: 5 in condotta, regolamenti sul comportamento, ecc Ma la gente intorno continua a ridere. A scuola si dovrebbe imparare a crescere insieme, a rispettare l’altro, a condividere spazi di democrazia, a sviluppare il senso di responsabilità che abbiamo verso le cose e verso le persone. Invece le nostre scuole sono scenografie decadenti, dove la violenza fa audience e tutti sono comparse. Il ministro e i docenti sono impegnati alla rincorsa del bullo di turno. Ma si sa che la parte dell’inseguimento, nei polizieschi, è il clou.