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Resoconto della Conferenza stampa di lanciop della campagna
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Terza Edizione della Mobilitazione Mondiale contro la povertà e per gli Obiettivi di Sviluppo del
Parlamento e Governo lavorano a un attacco senza precedenti ai diritti degli studenti migranti
Il caro libri è un problema immenso per studenti e famiglie…
Il decreto fiscale varato dal Governo prevede grandi tagli di fondi e personale per la scuola.

DIRITTO ALLO STUDIO E CITTADINANZA




Pubblicato il 11/09/2009 – Commenti: 0
SCUOLA: LA LAICITA’ CHE NON C’E’
Per rassicurare la Santa sede la Gelmini è disposta a tutto. Dimostrando rapidità e capacità di trovare fondi che in altri campi non dimostra!

E’ di qualche giorno fa la richiesta della “Congregazione per l’Insegnamento della Religione Cattolica” della Santa Sede di lasciare inalterata l’ora di religione come ora di insegnamento di religione cattolica. Qualcuno lo aveva messo in dubbio? Non ci sembra, visto che solo il 24 aprile scorso la Gelmini si era spinta a dichiarare che la religione cattolica è “al centro” di una buona educazione pubblica (leggi qui).
La Rete ha denunciato che la richiesta della Santa Sede avviene tempestivamente a poche settimane dal terremoto tra i rapporti tra Stato e Chiesa che hanno portato alle dimissioni del direttore di Avvenire Boffo. L’ora di religione è la partita di scambio? Non possiamo dirlo con certezza, ma vediamo di approfondire cosa è successo negli ultimi mesi.

Nel mese di agosto, durante il ponte ferragostano, il TAR del Lazio (cioè il tribunale che giudica la correttezza dei provvedimenti legislativi) giudica discriminatoria l’ordinanza di Fioroni che avvantaggiava la scelta dell’insegnamento della religione cattolica rispetto alle altre scelte opzionali. Come avevamo spiegato in un recente articolo, i problemi relativi all’ordinanza Fioroni erano due: da una parte l’attribuzione del credito scolastico in maniera facilitata per chi si avvale dell’IRC (chi sceglie l’ora alternativa deve consegnare moduli e certificazioni per dimostrare di aver appreso qualcosa) e dall’altra il ruolo dell’insegnante di religione,  che ha diritto ad esprimersi sull’attribuzione del credito scolastico complessivo e sull’ammissione all’anno successivo. Di solito il prof di religione è un aiuto in queste scelte, e ciò va a svantaggio di chi non fa l’IRC che non ha questo “aiuto esterno”.
La sentenza del TAR del 17 agosto scorso giudica discriminatoria la normativa, ma la Gelmini, così pigra e inattiva quando si tratta di edilizia scolastica e di diritto allo studio, prontamente ripristina la normativa fioroniana attraverso il nuovo regolamento sulla valutazione.
Non c’è cosa che velocizzi di più e pratiche ministeriali e il lavoro della ministra che un richiamo della Sante Sede o della CEI (che sono due cose diverse, la CEI, cioè i vescovi, si occupano dei fedeli, la Santa Sede del potere temporale della Chiesa e del Papa).

Ricordate la tragedia di Rivoli? LA Gelmini ci ha messo tre mesi (fino a febbraio) per partorire un piano per l’edilizia scolastica. Ma attenzione, non un piano di attuazione immediata: commissioni regionali e provinciali, gruppi di lavoro, brainstorming annunciati ai quattro venti: risultati invece ancora non se ne sono visti, e in 6 mesi non un euro è stato speso dal ministero per l’edilizia scolastica.

Ricordate invece il taglio di 130 milioni alle scuole paritarie previsto dalla legge133 (vedi qui)? È bastato un mal di pancia dal Vaticano per ripristinarli subito, non un euro di meno.
Quello che ci chiediamo e se è possibile definire laica la nostra scuola se il ministro dell’Istruzione è così attenta ai richiami delle gerarchie ecclesiastiche e così poco a quello dei bisogni primari della scuola pubblica!

L’insegnamento della religione Cattolica è frequentato dalla maggior parte degli studenti italiani. Questo, secondo l’interpretazione del Papa stesso, indicherebbe che tutti gli studenti italiani sono cattolici praticanti, e quindi che è necessario mantenere l’insegnamento così com’è (come se la laicità dello stato fosse condizionabili dalle percentuali dei singoli credi). In realtà dietro la scelta di tanti studenti non c’è l’adesione al credo religioso cattolico ma molto spesso pesano l’assenza di alternative e, come dimostra una recente indagine, dal fatto che nell’ora di religione molti prof fanno già attività molto diverse da quelle del catechismo tradizionale.
Ma attenzione  a non cadere in doppio inganno: il fatto che già molti docenti di religione facciano ore di dibattito o di approfondimento “etico” non toglie che questi stessi insegnanti non rispondono a un ruolo pubblico, in quanto sono assunti dallo Stato ma scelti dal Vescovo che, eventualmente, può ritirare loro l’abilitazione.


Facciamo un esempio dal recente passato: anche il prof di religione più aperto e amichevole durante la campagna referendaria sulla fecondazione assistita si è ben guardato da esprimere posizioni diverse da quelle della CEI (Conferenza episcopale italiana) perché il suo Vescovo di riferimento nel caso avrebbe potuto revocargli l’abilitazione all’insegnamento.
L’anomalia dell’ora di religione in Italia trova somiglianze solo in Paesi teocratici, eppure la Gelmini si è impegnata proprio in questi giorni a difendere a spada tratta questa istituzione medioevale. Questo dopo che nelle ultime settimane i rapporti tra Stato e Chiesa sono stati molto tesi:  il giornale più fedele al nostro Premier, cioè quello proprio suo, non quelli che lui controlla indirettamente, ha attaccato il direttore del giornale dei Vescovi, Avvenire, svelando presunte sue abitudini sessuali (chi di velina ferisce, di velina perisce!). L’attacco ha portato alle dimissioni del direttore di avvenire, Boffo, che aveva incassato anche la solidarietà del Papa.


Triturate dai riflessi degli scandali che riguardano il sistema di potere messo in piedi dal nostro presidente del Consiglio, le gerarchie ecclesiastiche si sono allarmate, ma hanno trovato subito una strada per ricucire i rapporti con il governo. E qui arriviamo alla richiesta della Santa Sede di mantenere una natura confessionale dell’ora di religione, cioè, in parole povere, di mantenere l’attuale sistema di reclutamento e gestione degli insegnanti di religione.
In periodo di tagli, non ci stupisce che la Santa Sede metta al riparo i suoi 20.000 insegnati di religione, non si sa mai. Così la Gelmini, approfittando anche della debolezza dell’ora di religione minacciata dalla sentenza del TAR, si è eretta a paladina della difesa della cattolicità della nostra scuola. Non ci è dato di sapere se così facendo si sia guadagnata un posto in Paradiso, ma, di sicuro, nel cuore del Vaticano un posticino per lei c’è.

Per approfondire

RELIGIONE CATTOLICA A SCUOLA: COME FUNZIONA E PERCHE’ DICIAMO NO

LA GELMINI DA I SOLDI ALLA CEI, MA NON A NOI

SENTENZA TAR DEL LAZIO

 

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