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Veneto: calo degli studenti colpa di politiche poco lungimiranti | Rete degli Studenti Medi

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Veneto: calo degli studenti colpa di politiche poco lungimiranti

Calo Studenti nelle scuole del veneto

15774. È l’impressionante numero di studenti che la regione Veneto ha perso negli ultimi quattro anni. 6616 solo quest’anno. Si potrebbe sostenere che è un fenomeno diffuso: abbiamo appena attraversato la crisi, presto ci riprenderemo. Ma è poi così vero, in un’Italia che negli ultimi quattro anni registra un calo di iscritti alle scuole primarie di 21mila studenti? Il Veneto porta sulle proprie spalle circa un terzo di questa cifra sul livello nazionale. I dati, in Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Lombardia non sono gli stessi.

Perché allora questa diaspora dalle scuole? È una tendenza naturale del corso degli eventi o si tratta, invece, del manifesto risultato di anni di politiche regionali poco lungimiranti, nelle quali la scuola mai è stata al centro?
Esiste sicuramente un fattore di calo demografico: dal 2015 la popolazione del Veneto cala inesorabilmente, probabilmente perché molti ragazzi scelgono di non rimanere, di cercare stabilità altrove, o sentono di non avere le certezze sufficienti per mettere su famiglia, non hanno un’occupazione stabile che consenta loro di progettare la propria vita qui, in Veneto.
Ma forse non è solo questo: in Veneto non esiste una vera Legge sul diritto allo studio, nonostante le richieste pressanti della Rete degli Studenti Medi, che da anni si mobilita sul tema. In prospettiva, permettere al proprio figlio di completare il ciclo di studi è una spesa che non tutti possono affrontare: i libri, i trasporti, i contributi volontari, la mensa. Nulla di tutto questo è minimamente garantito o sovvenzionato dalla regione Veneto. Gli investimenti sono stagnanti, se non sbagliati, perché si pensa che basti il cosiddetto Buono Scuola, un provvedimento toppa che non colma alla base le numerose falle del nostro sistema scolastico, a tutelare il diritto allo studio, a dare a tutti le stesse possibilità; e di conseguenza da anni si investe solo su quello, tagliando fondi a tutto ciò che ci sta attorno e presupponendo con una certa arroganza che non serva costruire una progettualità di sistema su questo tema. Fino a che, ad un certo punto, i dati ci prendono a schiaffi.

Come potrà migliorare questa situazione? Al momento il Veneto ha perso parte consistente della sua ricchezza potenziale: gli studenti, la prospettiva di fare ricerca, capitale umano su cui costruire progresso e benessere.
Il preoccupante orizzonte davanti a noi è quello di una spirale regressiva che porterà ad altre perdite, ulteriori calo demografici, nuova disoccupazione è una desolante prospettiva di fuga per noi giovani.
La Regione Veneto, a tutto questo, come risponde?