Cara Confindustria, non ci serve il vostro consiglio disinteressato

Studenti Intelletto

Cari industriali,
poco ci interessano i vostri consigli così tanto disinteressati. Partiamo dall’errore di rivolgersi ai nostri genitori che certamente condividono con noi la scelta del percorso scolastico che scegliamo di percorrere dopo la scuola media, ma che è, e deve essere una nostra scelta, perché condizionerà la nostra di vita futura.

Potremmo discutere della necessità di spostare questo tipo di scelte più in là, magari quando, dopo un biennio unitario, si è più maturi, ma non è il tema centrale della nostra risposta.

Crediamo che l’uscita di Mauro Gola, a nome della Confindustria di Cuneo risulti particolarmente infelice, poiché pone le logiche del mercato del lavoro come prioritarie rispetto alla formazione e alle aspirazioni di ragazzi di tredici e quattordici anni che, nella scelta del proprio percorso di studi, dovrebbero assecondare le proprie inclinazioni e le proprie passioni e non piegarsi semplicemente alle necessità di manodopera delle aziende del territorio. Il tono generale della lettera, peraltro, più che «razionale», citando le parole dello stesso Gola, appare velatamente minaccioso, come a ricordare che chi non asseconda le necessità del mercato verrà tagliato fuori dallo stesso e probabilmente andrà ad ingrossare le fila dei disoccupati o rimarrà relegato ad un futuro precario.
Ci chiediamo infatti se il consiglio di Gola ai genitori cuneesi sia lo stesso consiglio che ha in serbo per sé stesso e per i suoi figli, o forse ai suoi figli consiglia altro?

Come Rete degli Studenti Medi abbiamo sempre rivendicato la necessità della scuola di relazionarsi con il territorio che la circonda ma ciò non vuol dire piegarsi alle regole di mercato, perché la scuola deve formare i cittadini del domani e non la manodopera del domani. Per questo la scelta della scuola superiore è importante sia una scelta libera e scevra il più possibile da simili logiche di produzione.

Qui il testo della lettera di Mauro Gola, pubblicata da La Stampa

Qui l’articolo di LaRepubblica Torino