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BREXIT: L’UE DEVE RIPARTIRE PER TORNARE A CRESCERE! | Rete degli Studenti Medi

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BREXIT: L’UE DEVE RIPARTIRE PER TORNARE A CRESCERE!

By 30 Giugno 2016Nazionale, Notizie
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Il 23 giugno è stata approvata, con il 52% dei suffraggi, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Una situazione storica, che lascia ancora nell’incertezza per quanto riguarda gli sviluppi futuri. I sindacati studenteschi CEF, UDS, Rete degli Studenti Medi, UNL, di diversi paesi europei, hanno desiderato esprimersi in questo comunicato stampa comune per rappresentare una generazione esclusa dal dibattito.

In effetti è indispensabile che alcuni elementi siano sollevati, seppur l’analisi al momento non possa che essere parziale. Se si vuole poter dibattere e analizzare la situazione in cui ci troviamo, bisogna necessariamente trarre delle conclusioni da questi avvennimenti, fermandosi un attimo per analizzarli complessamente, per potere in seguito affrontare un dibattito onesto.

Un dibattito che non si riassuma a caricaturare una votazione tra europisti impuntati e nazionalisti esasperati. Un dibattito che accetti un’analisi critica dell’UE non dimenticando i vantaggi, e gli elementi postivi per la vita quotidiana, dello stare nell’Unione, ma che prenda atto di quanto l’attuale UE non abbia sufficientemente mantenuto i valori di democrazia e cooperazione che l’hanno fondata. La necessità di creare degli ambiti comuni all’internazionale e i difetti dell’UE

Per prima cosa, è necessario insistere sul fatto che le organizzazioni CEF, UDS, RdSM e UNL, rivendicando una visione internazionalista della società, sono convinte che sia nell’interesse dei popoli di associarsi e operare in comune.

Questi elementi sono particolarmente importanti per gli studenti. Un’apertura internazionale permette, innfatti, a tutti e a tutte di avere porte aperte su ogni possibilità che il mondo gli offre e di beneficiare di tutte le caratteristiche dei vari Paesi, per emanciparsi nelle migliori condizioni.
In questo contesto, l’Unione Europea (UE), essendo un’unione politica ed economica unica al mondo, è un esempio. Quest’ultima possiede numerosi vantaggi per la gioventù.

Ecco diversi dispositivi, programmi e processi:
– Erasmus, un programma che aiuta più di 4 milioni di giovani a studiare, formarsi, acquisire un’esperienza professionale o fare volontariato all’estero. Aiuta inoltre più di 125.000 organizzazioni a collaborare con altre entità all’estero per innovare e modernizzare le pratiche di insegnamento e di accompagnamento degli
studenti.
– L’Europass, un insieme di documenti che permette di presentare le sue competenze e qualificazioni in un formato europeo standard. Aiuta i datori di lavoro a capire le qualificazioni acquisite all’estero e i lavoratori a cercare lavoro in altri paesi. Questo programma permette inoltre di ottenere un diploma equivalente nei diversi
paesi membri dell’Unione Europea.
– Il “processo di Copenaghen” che permette ai paesi dell’UE e alle organizzazioni sindacali e padronali, di cooperare per migliorare l’insegnamento e la formazione professionale. Questo processo ha ato l’opportunità di creare un sistema europeo di crediti di apprendistato e una rete europea di certificazione della qualità, che aiutano a studiare e lavorare all’estero.

Nonostante ciò, questa idea di un’educazione comune, egualitaria, tra i diversi paesi è rapidamente spazzata via dal neoliberalismo che considera l’educazione come una spesa quando è pubblica o un mero investimento quando è privata, e che sta riducendo le tutele dei lavoratori aumentando la precarietà.
Il primo esempio: “Il processo di Bologna”. Si tratta di creare uno spazio europeo dell’insegnamento superiore, calcandosi sulla strategia del trattato di Lisbona, il cui scopo è che l’economia della conoscenza europea sia la più efficente, portando i privati a subentrare allo Stato nel finanziamento dell’Istruzione. Gli Stati si disinteressano allora del loro compito principale che è l’investimento nell’educazione, creando aumenti delle spese di iscrizione, la fine del diritto allo studio per tutte e tutti, e rendendo instabile la vita lavorativa degli impiegati del settore.
Una politica neoliberista che ha influenze non solo sui nostri sistemi educativi, ma anche sui servizi publici. Come denuncia la Confederazione Europea dei Sindacati (CES) l’Unione Europea sta mettendo in atto un processo di liberalizzazione del mercato del lavoro in tutti i paesi con leggi come, il “Job Acts” in Italia, la Loi El Khomri in Francia o la Loi Peeters in Belgio.
Tutti questi elementi sono esssenziali per poter capire perchè, dal referendum in Francia nel 2005, l’UE è respinta da tutte le consultazioni popolari qualunque sia il paese consultato.
Fare dell’educazione un tema prioritario nelle negoziazioni future e rifondare un Europa Sociale.

In tale situazione, le organizzazioni studentesche CEF, UDS, RdSM e UNL desiderano portare avanti due messaggi :

Il primo riguardo alle negoziazioni future sulle condizioni di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea : le convenzioni e accordi relativi alla gioventù devono essere preservati nell’interesse comune degli studenti europei e dei popoli interi. La nostra generazione non deve dovere subire le conseguenze dell fallimento della costruzione
europea. In effetti il 5.5% degli studenti del Regno Unito è provenienti da altri paesi dell’UE. Tutto deve essere fatto affinchè le spese scolastiche non aumentino e vice versa per i 30.000 studenti brittannici beneficienti del programma Erasmus.

Il secondo ai dirigenti dell’UE , che devono riprendere il controllo dell’Unione Europea se è destinata a rimanere. Se vuole fare vivere il suo ideale iniziale, quello di contribuire alla coesione dei popoli, deve poter rompere immediatamente con le politiche neoliberiste che li stanno impoverendo. Per ritrovare il sostegno dei popoli europei, è necesssario che operi nella direzione del progresso sociale e della lotta contro le disuguaglianze e la precarietà che sta attualmente contribuendo a costruire.

Nel campo educativo, l’Unione Europea potrebbe per esempio adoperarsi per :
– Costruire dei meccanismi che garantiscano un accesso egualitario all’educazione: esso non deve dipendere dalla situazione finanziaria o del paese di residenza. Bisogna porre fine alle disparità territoriali sviluppando dei servizi di aiuti scolastici per rispondere ai bisogni di ciascuno.
– Rendere l’istruzione scolastica obbligatoria fino a 18 anni, qualsiasi orientamento scelto, al fine di lottare contro l’abbandono scolastico e di far progredire il livello di qualificazione dei giovani europei.
– Armonizzare i programmi per rivalorizzare il diritto al successo scolastico e garantire un accesso migliore agli studi all’estero.
– Istituire una regola d’oro che impedisca gli Stati membri di investire meno del 6% del loro PIL nel sistema educativo nazionale.

Le organizzazioni CEF, UDS, Rete e UNL, tramite il loro impegno nell’OBESSU (Confederazione dei Sindacati Studenteschi Europei) e grazie a più partenariati internazionali, continueranno così a portare queste rivendicazioni. Questo nella prospettiva di favorire la via della ragione che deve ineluttabilmente emergere, altrimenti l’UE rimarrà una struttura intoccabile che agisce contro la volontà dei popoli.