DdL Governo, questa non è Buona Scuola

DDL Governo Buona Scuola

Vogliamo Diritto allo Studio e Autonomia Democratica

Ieri sera è stato presentato il DDL del Governo sulla cd. “Buona Scuola”, dopo mesi di annunci e settimane di rinvii.

Dichiara Alberto Irone, portavoce nazionale Rete degli Studenti Medi: “In attesa di verificare il testo nei dettagli, quello che si evince dalle dichiarazioni del Presidente Renzi e del Ministro Giannini è che l’impianto complessivo rimane sostanzialmente invariato: un’idea di autonomia scolastica interamente basata sulla centralità del Dirigente Scolastico e della sua gestione e su finanziamenti privati diretti, che creeranno un nuovo abisso di diseguaglianza tra scuole e tra territori e metteranno a rischio l’autonomia didattica. Invece non si fa menzione del Diritto allo Studio, in un Paese dove il 47% degli italiani non arriva a fine mese (Eurispes) e la dispersione scolastica si attesta ancora al 17%. Però si conferma l’impiego di risorse dello Stato per sgravi fiscali alle rette delle scuole paritarie, che anche se limitato fino alle scuole medie è un grande regalo alla lobby delle scuole private e uno schiaffo alla concezione laica, pubblica e democratica dell’Istruzione.”

“L’idea di autonomia scolastica che prospetta questo DDL – continua Irone – è un tradimento dello spirito originario della riforma dell’autonomia, che nasceva dalla consapevolezza che in una società profondamente diseguale e multiforme è necessario ribaltare il modello educativo mettendo al centro del processo educativo l’apprendimento e lo studente. Significa avere una scuola capace di andare incontro alle differenze di apprendimento di ciascuno e capace di adattarsi al contesto socio-economico locale, con l’obiettivo di portare tutti al successo formativo: ma questo concetto rivoluzionario si concretizza solo spostando la decisione didattico-educativa dal vertice alla base del sistema, trasformando gli studenti non più in soggetti passivi ma protagonisti attivi, consapevoli e interessati del processo educativo. In una parola, democrazia: partecipazione concreta ai processi decisionali di coloro che la scuola la fanno e la vivono. E’ l’autonomia democratica.

Nulla di più lontano da una proposta che invece mette ancora una volta il preside al centro della governance, attribuendogli nuove e vaste prerogative senza prevedere altrettanti poteri per gli organi collegiali, nuovi e più concreti meccanismi di partecipazione degli studenti, regole democratiche chiare. Così la scuola è una macchina amministrata da un solitario deus ex machina (e dalla sua squadra), non certo una comunità, e il modello educativo resta il solito vecchio autoritarismo di gentiliana memoria. Siamo di fronte a un grave errore politico e culturale di interpretazione.”

“La scuola che vogliamo, quella buona per davvero – conclude il portavoce – parte da un grande e concreto investimento nel Diritto allo Studio, per ottenere un’istruzione pubblica gratuita per tutte e tutti, passa per una radicale revisione del sistema dei cicli e arriva all’autonomia scolastica interpretata come autonomia democratica.

La speranza è che il Parlamento sia in grado di compiere una riflessione politica seria che porti a un vero cambiamento: chiediamo subito di cancellare gli sgravi per le paritarie, i meccanismi di finanziamento privato diretto, di superare lo strapotere dei “presidi-manager-sindaci” con una vera riforma degli organi collegiali e della democrazia scolastica, di approvare e finanziare la legge nazionale sul Diritto allo Studio Scolastico e la riforma dei cicli.

Se anche il Parlamento, come il Governo, non vorrà ascoltare gli studenti, nelle scuole porteremo una vera mobilitazione all’insegna di queste parole d’ordine: diritto allo studio, nuovo modello educativo, autonomia democratica.”