Ora di Islam? No alla lottizzazione della Scuola Pubblica

By 13 Luglio 2010Interculturalità, Nazionale

Dopo la proposta Urso cerchiamo di capire quali sono i modelli di integrazione possibili. In questi giorni sta tenendo banco la proposta dell’onorevole Urso (sottosegretario alle attività produttive, no, non all’istruzione o alla cultura, proprio alle attività produttive) sull’introduzione dell’ora di islam nelle scuole italiane.
La proposta Urso ha scatenato fior di polemiche tra i banchi della maggioranza e trovato reazioni positive sul fronte dell’opposizione.

LA PROPOSTA

Vediamo innanzitutto che cosa propone Urso che, per rigor di cronaca, non si occupa di scuola nel governo ma è sottosegretario alle attività produttive, oltre ad essere segretario generale dell’associazione FareFuturo, il cui presidente è Gianfranco Fini. La proposta è stata fatta all’interno di un ragionamento più ampio fatta dall’associazione del presidente della Camera sul tema dell’immigrazione e si inserisce quindi nel dibattito interno alla maggioranza su come definire le politiche migratorie.
Urso propone di introdurre l’ora di Islam a scuola come alternativa rispetto all’ora di religione cattolica (IRC), attraverso una regolamentazione simile a quella esistente per l’IRC e con l’assunzione di docenti specializzati (anche gli stessi imam, che abbiano però attraversato un percorso di formazione e concorsi pubblici). Secondo Urso in questo modo l’educazione religiosa degli studenti islamici avverrebbe in un contesto pubblico e si riuscirebbe così a strappare i giovani di fede islamica dalla ghettizzazione delle scuole coraniche e dal rischio di cadere nella rete del fondamentalismo.
Ora, è sicuramente vero che la proposta Urso è in controtendenza rispetto alle sparate xenofobe della lega e alle dichiarazioni fondamentaliste della Gelmini, e apprezziamo che finalmente anche qualcuno nella maggioranza si ponga il problema di come costruire l’integrazione al di fuori delle soluzioni demagogiche e razziste che spesso prevalgono sia nel governo che in Parlamento (vedi ddl sicurezza).

LA NOSTRA OPIONE

Siamo però convinti che la proposta di Urso non possa essere una soluzione per i problemi della scuola italiana e che la via dell’integrazione sia un’altra: l’ora di islam è un’idea sbagliata perché dietro di essa ci sono le stesse giustificazioni che tengono in piedi l’ora di religione cattolica, cioè l’idea che la scuola debba assolvere a una funzione confessionale. Spingendo all’estremo questo ragionamento quello che si otterrebbe è una scuola lottizzata dai diversi credi religiosi, dove rischiano di prevalere o la legge del più forte o il volere della maggioranza. Se si accetta l’ora di islam allora bisognerebbe fare anche l’ora di buddismo o di ebraismo, non si può certo dare opportunità diverse a seconda di quali siano i numeri e, di conseguenza, la pressione che i diversi gruppi religiosi possono fare per avere o meno il loro “posto al sole” nell’offerta formativa.
Urso propone anche di assumere gli imam islamici per fare l’ora di islam, al pari di quanto succede per i preti cattolici: in tempo di tagli sconsiderati non possiamo immaginare di certo una scuola dove ci siano più religiosi che docenti di matematica.
Di certo la considerazione di partenza è giusta: anche nella maggioranza finalmente qualcuno si accorge che se la scuola pubblica esclude, al di fuori di essa si può creare solo ghettizzazione e marginalizzazione del diverso. La conseguenza di questo è la perdita di diritti per le persone: se uno studente arabo, slavo o cinese nella scuola pubblica non trova integrazione e supporto, perderà prima di tutto il suo diritto allo studio. Urso pone anche il rischio che chi rimane marginalizzato cada nella rete del fondamentalismo religioso, ed è anche questa una conseguenza, anche se tende a fare di tutta l’erba un fascio.
La soluzione a questo non può però essere quella di creare dei microcosmi separati intorno ad ogni cultura e religione, ma deve essere necessariamente quella di costruire una società nuova, basata sul rispetto delle differenze ma soprattutto sulla valorizzazione di valori e regole condivise: la nostra Costituzione indica in questo senso la via più giusta.

MODELLI DI INTEGRAZIONE A CONFRONTO

La proposta dell’associazione FareFuturo non ci piace per un motivo profondo, che segna la differenza tra due visioni molto lontane su come affrontate il tema dell’integrazione. Da una parte l’idea della convivenza tra diversi, una convivenza nella quale, anche nei luoghi pubblici, ciascuno mantiene e coltiva le sue differenze, che rimangono però patrimonio della comunità di partenza e non possono essere comprese e condivise dalle altre comunità. Il modello a cui fa riferimento Urso è quello della multi-culturalità, scelto da Paesi come la Francia e il Regno Unito che hanno affrontato il problema dell’integrazione ben prima di noi. Questo modello ha dimostrato tutti i suoi limiti: pensiamo alle banlieue francesi, dove i giovani figli di immigrati di seconda o terza generazione si sentono esclusi dalle opportunità e dal futuro dato ai coetanei nati da genitori francesi; questo accade principalmente perché le comunità hanno vissuto separate e sono cresciute in modo diverso, anche dal punto di visto delle possibilità economiche, lavorative, di successo sociale.
L’Italia, che non ha mai scelto un modello di integrazione, perché i nostri politici non ci hanno mai pensato, ha sempre percorso una strada un po’ mediana tra il multiculturalismo e l’integrazione forzata, cioè quella che mira ad annullare le differenze e ad imporre la cultura del Paese “ospite”.
L’Italia è da sempre un Paese ricco di tradizioni diverse, luogo di incontro e di contaminazione, di più o meno giustificati orgogli di appartenenza a questo o a quel campanile, di regionalismi, di vere e proprie differenze etniche e con uno straordinario pluralismo linguistico. Da queste differenze dobbiamo costruire anche la nostra via per l’integrazione, che deve necessariamente essere una via di scambio, di valorizzazione delle differenze, ma soprattutto di contaminazione, di conoscenza reciproca e di scambio.
Per questo al posto dell’ora di islam noi proponiamo una scuola laica, ma laica per davvero, senza nessuna vocazione confessionale, senza ora di religione x o y.

IN OGNI CASO

La Gelmini vorrebbe una scuola in cui la religione cattolica è principio ispiratore dell’educazione, la Lega vorrebbe le classi separate, FareFuturo vuole un ora per ogni religione. Noi vorremmo una scuola dove l’immigrato, lo studente slavo, il veneto e il siciliano, possano trovare insieme le parole per disegnare la società di domani. Per questo servirebbe potenziare il ruolo della scuola dal punto di vista dell’insegnamento della Costituzione, della convivenza democratica, del rispetto dell’altro, dell’esercizio dei propri diritti nel contesto democratico. D’altro canto serve una didattica più inclusiva, servono insegnanti più formati in grado per esempio di insegnare l’italiano agli stranieri ma anche docenti specializzati per il mantenimento delle lingue madri, per lo studio delle culture e delle religioni in un contesto del tutto laico e di apertura.
È ovvio che per questo tipo di scuola servirebbero maggiori finanziamenti. Senza soldi una scuola qualità non si fa, e questo si sa. Speriamo che anche dalle parti di Urso capiscano che il primo punto su cui lavorare è proprio questo.