
Pubblicato il 24/04/2009 - Commenti: 2
RELIGIONE CATTOLICA AL CENTRO DELLA SCUOLA?
Dopo la Gelmini e Bagnasco anche il papa si pronuncia sul ruolo dell'insegnamento della religione...
Nell'ultima settimana l'argomento all'ordine del giorno sulla scuola sembra essere diventato la centralità dell'ora di religione.
La Gelmini, il cardinale Bagnasco e il Papa, di fronte al meeting degli insegnati di religione organizzato dall CEI, hanno presentato quasi all'unisono lo stesso programma: per ridare credibilità alla scuola e rafforzare la sua missione educativa bisogna dare maggior forza all'ora di religione cattolica...
Insomma, dopo il maestro unico, arriva anche l'ora unica della religione unica, ovvero la religione cattolica. In un momento in cui la scuola dovrebbe esser più aperta e più laica, la Gelmini propone una ricetta che non ci piace e che rischia di diventare l'ennesimo mantra di un ministro molto attento ai media e alle gerarchie e poco agli studenti.
Vediamo allora di approfondire:
INSEGNAMENTO RELIGIONE CATTOLICA: L'ORIGINE
L'insengamento della religione cattolica ha scuola ha origine dal trentennio fascista durante il quale la regione cattolica venne resa obbligatoria nella scuola dell'obbligo (1923) e successivamente venne regolamentata con i Patti laternensi nel 1929. Questi accordi, che prevedevano la religione cattolica come "fondamento e coronamento" dell'istruzione pubblica, sono stati modificati nel 1984 e nel 1990, nei quali l'IRC viene resa facoltativa in coerenza con la Costituzione.
Per maggiori info vai su wiki
INSEGNANTI DI RELIGIONE: IL CONFLITTO PER LE INVESTITURIE
Gli insegnati di religione sono dipendenti dello Stato, come gli altri insegnati, ma devono avere l'idoneità da parte della dicoesi di riferimento. L'assunzione dei docenti di religione è stata modificata dal ministro Fioroni nel 2007, rendendola simile a quella degli altri insegnanti e subordinata a un concorso di immissione in ruolo. Permane comunque l'ideoneità all'insegnamento data dal Vescovo.
ORA DI RELIGIONE: SI O NO?
L'Insegnamento della religione cattolica è utile? E' giusto che su tanti credi religiosi solo uno abbia la dignità di essere studiato nelle nostre scuole? e' giusto che chi frequenta l'ora di religione sia avvantaggiato dal punto di vista del credito scolastico, e magari anche dalla presenza (quasi sempre facilitante) dell'insegnate di religione al momento del voto sulla promozione nello scrutinio finale?
Molti sono i problemi aperti sull'ora di religione, che partono prima di tutto dall'opportunità o meno che questo insegnamento continui ad esistere cosi com'era stato pensato inizialmente.
Il dibattito su questo punto è molto acceso: alcuni intellettuali, anche laici, sostengono che la religione cattolica è importante dal punto di visto storico e culturale, e che questo giustifica il fatto che debba rimanere un insegnamento fondamentale anche nella scuola pubblica.
Per la Chiesa, come ha ribadito il Papa stesso, l'ora di religione è il principio e il fine dell'educazione pubblica. La pensa così anche la Gelmini.
La Rete degli studenti medi pensa invece cha la scuola, come dice la nostra Costituzione, debba essere laica: riconoscere nella religione cattolica "un coronamento e un principio" dell'educazione, significa rendere lascuola pubblica una scuola confessionale, come lo sono le scuole cattoliche private o partiarie.
Questo non significa che la religione cattolica e la Chiesa non debbano essere studiate, anzi: faarebbe bene a tutti approfondire, dal punto di vista storico e sociale, il ruolo di queste istituzioni nella nostra società. Per far questo è necessario però un punto di vista laico: in ragione di questo da sempre crediamo che l'ora di religione debba essere sostituita in favore di un approccio maggiormente aperto che favorisca la laicità della scuola e getti le base per una vera interculturalità.
Sia il Papa che la Gelmini (e sorprende il grado di coordinazione...) hanno sostenuto che il dato dell'alta adesione all'IRC è da leggersi come una diffusa convinzione che la religione cattolica viene vissuta come materia portante per il percorso di crescita e educazione dello studente. Una lettura distorta che sfiora il fondamentalismo: l'alta adesione è dovuta a diversi fattori, tra cui l'assenza di alternative reali all'IRC e alcuni vantaggi non da poco che si hanno frequentando l'ora di religione (presenza dell'insegnati di IRC allo scrutinio in primis).
In ogni caso, anche se fossero solo due gli studenti che sceglono di non avvalersi dell'ora di religione, pensiamo che sia necessario garantire la laicità della scuola: la Gelmini pensa forse a un'imposizione dalla maggioranza?
PROBLEMI APERTI
Dal punto di vista didattico i problemi sono due:
1. il credito scolastico. Un'ordinanza del ministro Fioroni tentò già una volta di equiparare la religione cattolica alle altre materie, rendendo automatica l'attirbuazione del creidito scolastico a chi frequentava l'ora di religione. Il tentativo venne fermato da una sentenza del TAR del LAZIO (leggi approfodnimento).
Sebbene l'attribuzione non sia automatica, con un'altra ordinanza sempre di Fioroni, chi non si avvale dell'IRC è comunque svantagiato perchè è deve certificare le competenze acquisite, cosa che non viene richiesta a chi invece frequenta. Senza contare che in alcune scuole non eistono alternative allo studio individuale, che non è certificabile e quindi non da credito. Esiste quindi già oggi un trattamento discriminatorio nei fatti.
2. il ruolo dei docenti di religione nel consiglio di classe. I docenti di religione si esprime sull'attribuzione del credito finale e sulla bocciatura, anche in questo caso si tratta di una penalizzazione per chi non frequenta l'IRC. Infatti in molti casi il giudizio dell'insegnate di IRC è favorevole allo studente, il "laico" (chiamiamo così scherzosamente lo studente che non frequenta l'IRC) non ha invece la possibilità di avere questo aiuto "dal pubblico"...
L'attacco alla laicità della scuola è pienamente dispiegato, non staremo certo a guardare!
PER APPROFONDIRE:
Leggi il comunicato della Rete sulle dichiarazione della Gelmini alla CEI
Leggi le dichiarazione del ministro di giovedì scorso
Leggi le dichiarazioni del Papa
La sentenza del TAR contro l'equiparrazione dell'IRC alle altre materie tentata da Fioroni
gianluca ha scritto:
il 2009-04-28 22:54:00
NO all'IRC, SI all'ora di ETICA, come in Germania e nei paesi più avanzati. Basta con le ingerenze della chiesa cattolica!
giuseppe ha scritto:
il 2009-05-01 20:04:00
Die Aula è una rivista austriaca di estrema destra fondata nel 1951 che il Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstandes, l’Informationsdienst gegen Rechtsextremismus e l’Informationsportal Rassismus und Antisemitismus schedano come neonazista e negazionista. Un giornalaccio, insomma. Tuttavia può vantare di aver avuto un collaboratore di eccezione: Joseph Ratzinger. Poco più di dieci anni fa, un suo breve saggio dal titolo Freiheit und Wahrheit impreziosiva il numero speciale che la rivista dedicava ai 150 anni trascorsi dai moti liberali del 1848 (1848 - Erbe und Auftrag). A soli 19,90 euro, sul sito web della rivista (dalla cui homepage Benedetto XVI saluta i visitatori col suo ineffabile sorriso), si può ordinare una copia di quel fascicolo che fieramente espone una fascetta con la scritta: “Mit einem Beitrag von Kardinal Ratzinger”. Questo per i feticisti, perché il testo del contributo che Joseph Ratzinger dava alla rivista preferita dai neonazisti austriaci è reperibile in rete in una eccellente traduzione in lingua inglese. Niente di eccezionale, in realtà, si tratta del solito Ratzinger e del solito attacco al cuore della modernità, cioè al concetto di libertà così come venutosi a definire dall’Illuminismo in poi, ineluttabilmente – fatalmente, quasi – in opposizione al concetto di libertà cristiana. Insomma, siamo di fronte al solito lamento dell’uomo della Tradizione che nel tramonto del principio di autorità com’era inteso nel Medioevo vede la fonte prima di ogni bruttura e di ogni male del mondo moderno. Toni soffici da chierico, ma nella sostanza si tratta della solita critica alla democrazia e al principio della libera e responsabile autodeterminazione dell’individuo. È stato il deputato austriaco Karl Öllinger a ritrovare questo testo e la rivista Der Spiegel a segnalare le pessime frequentazioni di Joseph Ratzinger. Imbarazzo della diocesi di pertinenza, quella di Vienna, che subito si precipitava a dichiarare che l’autore di quello scritto non ne avesse mai autorizzato la pubblicazione su Die Aula. È una bugia, se ne ha la conferma quando salta fuori il carteggio tra il responsabile della rivista e il segretario dell’allora cardinal Ratzinger: l’assenso era stato dato con tutti i crismi. Fa un po’ impressione, scorrendo l’indice di questo numero della rivista, vedere, tra i nomi di antisemiti e negazionisti, il nome di chi tra poco più di dieci anni, da pontefice, spalancherà le braccia a monsignor Richard Williamson. La stampa di mezza Europa ha fatto espressione di tale sconcerto, ma voi pensate che in Italia qualcuno abbia ritenuto utile segnalare la cosaccia? Macché. Abbiamo visto, ieri: i nostri vaticanisti pensano che “il giornalista in Vaticano non deve mai venire meno alla legge dell’ospitalità”. Ricordare al Papa che dieci anni fa bazzicava il più lercio sottobosco della destra estrema europea sarebbe un’indelicatezza. Non si fa.