La Scuola che si rinnova

La Scuola che si Rinnova

Iniziamo con un punto fermo. Non siamo più in condizioni di sperare che l’adattamento ci salverà. Il paradigma è cambiato, e le scuole devono dotarsi di nuovi anticorpi e nuove competenze per essere protagoniste in un mondo che sembra trasformarsi più velocemente di quanto lo stiamo facendo noi.

Le competenze e le conoscenze fornite oggi dal nostro sistema scolastico sono insufficienti per permettere a noi studenti di inserirci nella società, in qualità di cittadini attivi e consapevoli e di lavoratori. Questo sfasamento è destinato a aumentare esponenzialmente: la Quarta Rivoluzione industriale, attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie, sta provocando una rapida obsolescenza di tutte le qualificazioni che richiedono bassi livelli di competenze, più facilmente rimpiazzabili attraverso l’automazione. Il rischio è tangibile: più basse saranno le competenze, più alto sarà il rischio per noi futuri lavoratori di incorrere nella cosiddetta disoccupazione tecnologica. La risposta che abbiamo sempre dato, e che si impone con ancora più forza in questa fase, non può che essere l’innalzamento dei livelli di competenze della popolazione. L’istruzione è quindi, ora più che mai, l’ancora di salvezza che può consentirci di orientare questi cambiamenti anziché subirli, non solo in ottica lavorativa ma, in un’accezione più ampia, in virtù di come vogliamo orientare il cambiamento della società.

La fase richiede, ora più che mai, di mettere in campo un’azione culturale che consideri veramente l’istruzione un enorme laboratorio di innovazione: il pensiero critico, le competenze trasversali, la creatività, il lavoro di squadra, diventano quindi le parole chiave per formare noi studenti alla cittadinanza e, essendo il lavoro il fondamento del patto costituzionale di cittadinanza stesso, anche in ottica di accesso al mondo del lavoro, da intendersi non come incentivo all’occupazione ma all’occupabilità

Partire dalle basi: la riforma dei cicli scolastici

Le nostre scuole sono ancora caratterizzate da una struttura rigida, ereditata dall’impostazione gentiliana, tanto nella separazione degli indirizzi di studio, quanto nei tempi in cui a noi studenti viene imposto di fare delle scelte che condizioneranno il nostro futuro. Infatti, se da una parte la scelta dell’indirizzo di studi superiori, compiuta a 13 anni e spesso sotto indicazione dei genitori, è una delle cause scatenanti del fenomeno della dispersione scolastica, dall’altra persiste ancora l’idea che l’indirizzo di studi scelto sia determinante per stabilire la nostra occupazione futura e il nostro posizionamento nella società: così, mentre agli studenti dei licei vengono trasmesse pressoché nulle competenze pratiche, poiché si dà per scontato che continueranno il proprio percorso di studi iscrivendosi all’Università, agli studenti degli Istituti tecnici e professionali vengono impartite scarse competenze culturali, puntando su una formazione più orientata all’occupazione.

Si tratta, in entrambi i casi, di un modello inadatto ad affrontare le esigente della società di oggi: sia perché non potevamo permetterci prima, e tanto più non possiamo permetterci ora, di lasciare indietro nessuno, dato l’altissimo rischio di emarginazione economica e sociale che incorrerà in futuro chi oggi abbandona il proprio percorso di studi, sia perchè tanto i licei, quanto gli istituti tecnici e professionali, stanno fallendo nell’obiettivo di trasmettere agli studenti competenze che vadano oltre il nozionismo e il tecnicismo. Ora più che mai c’è necessità di sviluppare competenze trasversali, che siano spendibili per la vita, per la cittadinanza e per un mondo del lavoro in continua trasformazione.

Per queste ragioni crediamo che sia necessaria una riforma dei cicli scolastici, realizzata attraverso due capisaldi: l’istituzione di un biennio unitario e l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni. In tutte le scuole secondarie di secondo grado i primi due anni avrebbero così le stesse materie obbligatorie di base, a cui si andrebbero ad aggiungere una serie di materie opzionali che ciascuno studente potrebbe scegliere per indirizzare il proprio percorso. In seguito lo studente sceglierà l’indirizzo di studi, all’interno di un triennio fortemente specializzante in cui l’innalzamento dell’obbligo scolastico dagli attuali 16 ai 18 anni consentirà di estendere diritti e tutele a tutti e di innalzare notevolmente le competenze della popolazione, in un mondo che ne richiede sempre di più.

Questo sistema consentirebbe allo studente di scegliere il proprio indirizzo di studi in maniera più consapevole e ragionata, ed eliminerebbe alla radice la classificazione socio-culturale fra scuole, garantendo a tutti le stesse conoscenze e competenze di base, la stessa cultura, le stesse competenze di cittadinanza. Allo stesso tempo si supererebbe la standardizzazione degli indirizzi e dei programmi ministeriali, consentendo di personalizzare il curriculum, valorizzare le inclinazioni individuali e orientarsi davvero nel proprio percorso di studi.

Quali competenze nella scuola che si rinnova: alcuni spunti 

Partiamo dal presupposto che le competenze tipiche dell’era industriale – leggere, scrivere e fare di conto – sono le prime ad essere surclassate dall’innovazione tecnologica, con margini di errore che il più delle volte non contemplano cifre diverse dallo Zero. Dunque, se il Know How non è più nella testa delle persone, ma nel sistema, le abilità necessarie alle persone sono quelle intellettuali e personali, che le mettono in condizioni di lavorare meglio, sfruttando il potenziale delle nuove tecnologie. E, ovviamente, le competenze digitali, che stanno alla base di questo rapporto.

Parlare di competenze digitali presuppone dunque un punto di partenza più ampio: la produzione di contenuti digitali diventa sempre più articolata e complessa, richiedendo, oltre a quelle tecnologiche e operative, competenze logiche, argomentative, semantiche, interpretative. E, se l’obiettivo del sistema educativo è stato da sempre quello di sviluppare competenze – stimolare il pensiero critico e i processi cognitivi, promuovere dinamiche relazionali – anziché semplicemente trasmettere contenuti, oggi ci troviamo davanti a un bivio: o intraprendiamo seriamente un’azione che renda veramente le scuole i luoghi in cui valorizzare le competenze trasversali, l’apprendimento autonomo, il coinvolgimento pratico, oppure siamo destinati a formare una classe di cittadini e lavoratori non preparati a fare il proprio ingresso nel mondo del lavoro che va delineandosi, perché dotati in massima parte di competenze destinate ad essere sostituite.

L’orientamento

Il rinnovamento della Scuola non può che passare dal ripensamento del suo legame con l’università e il mondo del lavoro: la prospettiva è quella di delineare un sistema integrato, in cui la comunicazione e lo scambio tra le diverse realtà abbiano come obiettivo la valorizzazione degli interessi e delle inclinazioni di noi studenti, al fine di consentire il successo formativo e combattere l’abbandono dei percorsi formativi.

Oggi, l’orientamento universitario è lasciato quasi totalmente nelle mani delle singole scuole o degli Atenei, non riuscendo a garantire sistemi efficaci ed omogenei di informazione in merito al sistema universitario, per affrontare il quale spesso ci troviamo impreparati. Il funzionamento del sistema universitario, così come i contenuti stessi dei corsi, rimangono poco chiari fino al momento dell’inizio delle lezioni, quando è già troppo tardi per capire che, probabilmente, l’indirizzo di studi più adatto a noi era un altro. Anche in questo modo si alimenta il fenomeno dell’abbandono scolastico a livello universitario, che rappresenta per noi una deriva da contrastare.

Allo stesso modo, le nostre scuole non sono capaci di garantire sistemi di orientamento al lavoro che siano utili anche per prevenire lo sfruttamento e gli abusi: in un mondo del lavoro sempre più flessibile e frammentato, diventa imprescindibile formare noi studenti in merito alla cultura del lavoro e ai suoi diritti, con l’obiettivo di prepararci a inserirci in un mondo del lavoro di cui conosciamo il funzionamento e i confini. In questo senso, l’alternanza scuola lavoro resta, in linea teorica, la metodologia didattica migliore per conoscere il funzionamento del mondo del lavoro e sviluppare competenze che siano spendibili in termini di occupabilità.

Orientamento, in sintesi, significa conoscenza dei contesti legata alla valorizzazione delle nostre competenze e dei nostri interessi individuali. Investire in questo capitolo significa avere l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno, una sfida ormai imprescindibile per delineare la società che vogliamo a partire dal rinnovamento del nostro sistema di istruzione.