Scuola ha fallito

La scuola ha fallito.

Questo è il giudizio che meglio esemplifica le parole con le quali alcuni dirigenti scolastici hanno descritto le opportunità e i vincoli del contesto scolastico del proprio istituto.

Nella piattaforma Scuole in chiaro del Ministero, che avrebbe dovuto aiutare a orientare i ragazzi e le famiglie nella scelta del liceo o istituto, alcuni licei rinomati del Paese, dal Visconti di Roma al Parini di Milano, dal D’Oria di Genova al Dini di Pisa, hanno evidenziato, per accrescere il prestigio del proprio istituto, la mancanza di studenti con disabilità, di studenti senza cittadinanza italiana e l’estrazione sociale medio alta della popolazione studentesca.

Insomma essere poveri, o disabili o non italiani risulta un impedimento per il percorso scolastico degli studenti. Quello che diciamo da tempo sul quale ci hanno sempre voluto smentire, oggi viene pubblicizzato su una piattaforma ufficiale del Ministero: la nostra scuola è classista, i dirigenti spesso hanno una visione elitaria della formazione e la nostra scuola non è per i poveri, o i disabili o i non cittadini italiani (che non vuol dire neanche stranieri spesso ma semplicemente che, seppur nati e vissuti in Italia, non hanno il riconoscimento della cittadinanza).

Questi sono un peso, una zavorra ed è un’opportunità se la loro incidenza sulla popolazione studentesca è bassa. È un fatto del quale è bene vantarsi.

È sparita l’idea di una scuola inclusiva, luogo di incontro di mille mondi, luogo di arricchimento e scambio. È stata annullata con semplici parole una idea di paese più giusto, più equo, più umano.
Questi dirigenti hanno fallito. Il nostro sistema, se non interverrà mettendo in discussione il ruolo che queste persone ricoprono all’interno della comunità educante, ha fallito.

Il Ministero deve avere una risposta chiara perché se non è a scuola che si combatte l’odio, se non è a scuola che si danno alle nuove generazioni gli strumenti per comprendere la società, se non è la scuola il luogo dove si eliminano gli ostacoli di carattere economico e sociale, se non è la scuola che vede nell’incontro con il diverso un’arricchimento, se non è la scuola che non si pone, come missione, quella di colmare le fratture profonde della nostra società, stiamo semplicemente soffiando sul fuoco di quei movimenti di rivalsa, fascisti che a parole vogliamo combattere

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