Alternanza rimandata a settembre. Presentato il nostro monitoraggio

Questa mattina abbiamo presentato il nostro studio sul’Alternanza Scuola Lavoro, condotto su un campione di giudizio rispetto alla popolazione studentesca del paese, con oltre 4000 studenti di 4° superiore da tutta Italia, in modo da intercettare quei soggetti che dovevano aver già svolto almeno un anno di ASL.

“Quello che emerge dal nostro monitoraggio – esordisce Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi – è che l’Alternanza scuola lavoro è ancora lontano da essere una vera esperienza di didattica formativa alternativa. I dati evidenziano che la modalità di attuazione dell’alternanza ha creato forti disparità. La realtà eterogenea è figlia di una situazione caotica che alimenta la precarietà di alcuni di questi percorsi – alcuni dei quali salgono alla cronaca – e si riflette in giudizi contrastanti nei quali il 48% degli studenti da una valutazione positiva all’esperienza svolta ma esiste una enorme fetta, pari al 33%, pesantemente critico di fronte a percorsi poco o per nulla formativi”.

Prosegue Manfreda: “Da un lato abbiamo le scuole che, su uno sforzo fortemente basato sulla volontà e l’individualità dei professori, prova ad attrezzarsi cercando di assicurare la presenza dei tutor scolastici, anche se solo nel 50% dei casi, appunto, competente. Dall’altro abbiamo la chiara esplicazione di un mondo del lavoro che fatica a vedere nell’investimento in formazione una risorsa per l’impresa e per il paese. Invece di vedere nell’Alternanza scuola lavoro un catalizzatore per evolvere il modo di concepire l’acquisizione di competenze e la formazione nei luoghi di lavoro, si abbandonano gli studenti, infatti solo uno studente su quattro è opportunamente seguito all’interno della struttura ospitante, relegandoli in situazioni di precarietà, spesso a fare tutto fuorché esperienze formative, o peggio a fare mansioni che non competono loro.”

“L’altra questione importante che emerge – continua Manfreda – è la totale incapacità di far diventare il percorso di Alternanza parte del tradizionale percorso di formazione dello studente. Manca una discussione sugli obiettivi formativi e sui programmi, questo ha alimentato una contrapposizione tra didattica scolastica e didattica al di fuori delle mura della scuola e, infatti, invece di una sovrapposizione dell’alternanza all’interno dell’orario curricolare la metà degli studenti intervistati, circa il 51%, afferma di aver svolto quasi o completamente l’alternanza al di fuori dell’orario curricolare. L’effetto è stato anche un estremo ingombro nel tempo libero degli studenti, una messa in discussione del loro diritto al riposo e al coltivare altre attività.”

“Serve un’inversione di rotta – conclude Manfreda – servono politiche di investimento e formazione che mettano le nostre scuole nelle condizioni di costruire percorsi di alternanza di qualità. Servono attente riflessioni e attenzione alle transizioni tra Scuola e Lavoro. Continuiamo ad essere in profondo ritardo con la definizione della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti e delle studentesse in Alternanza ma soprattutto, di fronte a questa situazione, è necessario e fondamentale che il Ministero chiarisca cosa è e cosa non è Alternanza scuola lavoro, che si mettano criteri anche stringenti affinché un soggetto ospitante possa attivare questi percorsi, perché vogliamo poter dire agli studenti di poter vivere a pieno le potenzialità di un percorso realmente  formativo alternativo, smettendo di far vivere agli studenti e alle scuole questa come un semplice obbligo formativo da adempiere a tutti i costi”.

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