“Licei Brevi”, tagliare gli anni di scuola non significa riformare i cicli!

Al via la sperimentazione dei “Licei Brevi” nel corso dell’anno scolastico 2018/2019.
Questo percorso coinvolgerà un centinaio di istituti e consisterà nella riduzione del percorso di studi di un anno.

Questa manovra segue quella che sembra essere stata l’illusione degli ultimi dieci anni: che la scuola sia riformabile a porzioni, a blocchi, che un ambito piuttosto che un altro possano essere modificati senza una revisione sostanziale e complessiva del sistema.

Da anni come Rete degli Studenti Medi sottolineiamo la necessità di una seria riforma dei cicli che tenga in considerazione le capacità dello studente di comprendere e scegliere il percorso di studi più adatto a lui.
Questo decreto purtroppo va nella direzione sbagliata: essa non consiste infatti in un tentativo di adeguare la scuola allo studente volto ad accrescere la possibilità e gli strumenti per scegliere in maniera ottimale il proprio percorso di studi. Sembra piuttosto un tentativo di risparmio sulla scuola pubblica attraverso il “taglio” di un anno di studi, con evidenti vantaggi economici (a scapito degli studenti): secondo alcune stime il risparmio sull’istruzione sarebbe di circa 1 miliardo e 300 milioni.

Riformare i cicli scolastici non significa semplicemente tagliare gli anni di scuola, ma mettere in discussione tutto il percorso scolastico di uno studente, ripensando i programmi e l’offerta formativa.
È chiaro soprattutto come si debba innanzitutto ripensare il ruolo delle scuole secondarie di primo grado (scuole medie), ripensare un percorso ad oggi ripetitivo nei contenuti, con l’obiettivo, condivisibile, di omologazione rispetto alla media europea (che vede gli studenti terminare un anno prima di quelli italiani il percorso di istruzione superiore): la necessità di uscire un anno prima dalle scuole superiori è reale ma non può essere questo il modo.

E’ necessario mettere in discussione il sistema dei cicli dell’istruzione secondaria, a partire dalle scuole medie per passare poi ad una riforma complessiva che sappia mettere in discussione, quindi, un sistema vecchio che non risponde più alle esigenze della società attuale.
E’ necessario smettere di affrontare la scuola a compartimenti stagni e affrontare i provvedimenti a essa connessi come migliorativi inseriti all’interno di un’idea che abbia una direzione ideologica definita e che coinvolga il sistema tutto.
Serve poi che gli obiettivi formativi e pedagogici di ciascun provvedimento siano chiari e che siano tenuti in considerazione come elementi di primaria importanza.
In ultima è necessario che, affinché la situazione non degeneri ulteriormente per gli studenti dei “licei brevi”, vengano posti dei limiti chiari alla possibilità di svolgere l’alternanza durante i vari periodi di vacanza e che vengano fornite in merito dettagli chiari sulla rimodulazione delle indicazioni didattiche nazionali, al fine di garantire quell’equilibrio di studio-vita personale-alternanza che fin dall’inizio è il grande assente della Legge 107.

Infatti non verrà intaccata la mole delle indicazioni didattiche o il numero di ore di ASL, mettendo a rischio l’organicità, la completezza e la serenità di quei percorsi scolastici: gli studenti saranno costretti, al fine di adempiere l’obbligo, a svolgere le attività di alternanza solo d’estate, durante il periodo di vacanza in cui le scuole sono chiuse, e i rischi di incorrere in percorsi poco formativi aumenta insieme all’incapacità reale di armonizzare i percorsi di alternanza nella didattica quotidiana, facendo guadagnare agli studenti solamente eccessivo stress e privandoli di un meritato periodo di riposo; i programmi verranno probabilmente tagliati e affrontati con ansia e frenesia, sacrificando tutta quella dimensione di didattica alternativa e insegnamento vicino allo studente che solo un modello di istruzione ben organizzato può permettere di iniziare a concepire.

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