Approvate deleghe 107: storia di una scuola che buona non è.

 Oggi il Consiglio dei Ministri ha votato le 8 deleghe della Legge 107/15 presentate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca lo scorso 14 Gennaio. Rispetto ai testi partenza sono state effettuate poche modifiche e quelle poche sono timide o assolutamente non risolutive. Stamattina eravamo di fronte il MIUR per esprimere tutta l’assurdità di queste deleghe e la nostra assoluta contrarietà.

Siamo sconcertati dal comportamento perpetrato anche sta volta da parte delle istituzioni, le studentesse e gli studenti sono stati completamente inascoltati. Le nostre istanze sui test Invalsi non sono state minimamente prese in considerazione e il risultato del test verrà affiancato a quello della maturità. Il Ministero non ha avuto un reale interesse nel costruire il completamento di una riforma lacunosa e fortemente discussa insieme alle rappresentanze studentesche e alla totalità dei soggetti che compongono il mondo della scuola. Proprio come nel processo di approvazione della Buona Scuola i momenti di confronto sono stati insufficienti e sostanzialmente inutili nella risoluzione delle diverse problematicità che i testi dei decreti esprimevano. Come studenti siamo stanchi di Governi che dicono di tenere alle sorti della scuola pubblica ma che non investono realmente in maniera mirata su questioni fondamentali come la reale effettività del diritto allo studio per tutte e per tutti, una riforma complessiva della valutazione e della didattica. Siamo stanchi di subire e non essere ascoltati nei processi di riforma del sistema scolastico del nostro Paese.

Per quanto riguarda il decreto contenente il FIT, il nuovo sistema di accesso all’insegnamento, non possiamo dirci soddisfatti. Non vediamo accoglimenti sostanziali delle richieste formulate in merito dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari in occasione dell’ultima adunanza. La principale modifica incide invece sulla fase transitoria. Per assorbire nel nuovo sistema tutte le figure che avevano intrapreso i vecchi percorsi di inserimento nella docenza si rischia infatti di escludere per lungo tempo i neolaureati dalla possibilità di accedere in ruolo. Nonostante quindi le modifiche riguardanti alcune delle questioni che avevamo segnalato, come ad esempio l’anticipo del concorso al 2018 e del percorso di formazione e tirocinio all’anno scolastico 2019/20, contestiamo una gestione della fase transitoria totalmente sbilanciata a favore di alcune categorie e a discapito degli attuali studenti e dei neolaureati a cui viene sbarrata la strada.

Il sistema d’istruzione è al collasso. La dispersione scolastica ha raggiunto il 15% sul territorio nazionale con picchi del 35% al sud e nelle Isole. Nella grande maggioranza dei casi le istituzioni scolastiche sono costrette a sorreggersi obbligando le famiglie a pagare il famoso contributo volontario, pena l’esclusione degli studenti dalle attività e dai servizi della scuola, anche quelli più basilari come le fotocopie. Continuiamo a rivendicare con forza una scuola gratuita e veramente accessibile a tutte e tutti, che nel valutarci tenga conto delle nostre competenze e inclinazioni soggettive. Una scuola non più assoggettata alle logiche autoreferenziali del merito in un paese in cui la disoccupazione e il precariato non pongono tutti sullo stesso livello di partenza.

Come Rete degli Studenti Medi siamo convinti che si poteva e si doveva fare molto di più. Chiedevamo un investimento importante sull’istruzione pubblica e abbiamo ricevuto finanziamenti irrisori che non daranno risposta netta alle grandi contraddizioni di un paese in cui il Diritto allo Studio è un diritto sancito dalla Costituzione ma che vede ogni giorno ragazze e ragazzi finire per strada o nelle braccia del lavoro nero e della criminalità organizzata.

 

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