OCSE: esultanze sui dati? Fumo negli occhi: le diseguaglianze crescono dopo la scuola dell’obbligo!

L’OCSE ha pubblicato oggi un working paper di confronto tra i dati dell’indagine PISA (Programme for International Student Assessment), rivolto a studenti in età scolare, e l’indagine PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), rivolta a giovani tra i 26 e i 28 anni. In questa analisi vengono ritenuti ‘studenti avvantaggiati’ quelli con almeno un genitore laureato e oltre 100 libri in casa e ‘studenti svantaggiati’ quelli con meno libri e genitori con un livello inferiore di istruzione.

Il dato principale che emerge è che nella quasi totalità degli stati esaminati si verifica un aumento delle diseguaglianze tra ‘studenti avvantaggiati’ e ‘studenti svantaggiati’ una volta fuoriusciti dai percorsi scolastici obbligatori per legge. Crediamo pertanto sia fondamentale l’innalzamento dell’obbligo scolastico, in modo da contrastare l’abbandono e favorire l’accesso al mondo universitario. Le esultanze, anche istituzionali, sui dati italiani non sono quindi giustificate: l’Italia rientra ampiamente nei Paesi in cui le disuguaglianze aumentano al di fuori del percorso scolastico, pur partendo da un indice di disuguaglianza all’interno del percorso scolastico appena al di sotto della media dei Paesi esaminati.

All’interno della relazione stessa viene sottolineato come la formazione professionale, l’università e il mondo del lavoro non siano in grado di alleviare le differenze tra classi sociali preesistenti. Anzi, emerge un consistente rafforzamento delle disuguaglianze esistenti. Una volta ancora, abbiamo la dimostrazione che l’inclusione nei meccanismi di istruzione è utile al superamento delle condizioni di partenza: il problema è proprio dato dal fatto che i gruppi sociali più deboli rimangono esclusi dai più alti livelli di studi, penalizzando conseguentemente i più svantaggiati anche nella transizione verso il mondo del lavoro. Il passaggio all’università rimane troppo basso e gli ostacoli all’accesso, dalle barriere del numero chiuso a quelle socio-economiche, non vedono soluzioni da anni.

Il sottofinanziamento del sistema di istruzione e la carenza del diritto allo studio scolastico e universitario sono alla base delle disuguaglianze che attanagliano le giovani generazioni dell’Italia e non possono essere messe in secondo piano mettendo in luce solo i dati positivi e parziali delle classifiche. Se non si descrive l’intero quadro, si getta soltanto fumo negli occhi: dai dati OCSE emerge infatti che l’inclusione e il sostegno dei più svantaggiati nei percorsi formativi sono necessari per abbattere le disuguaglianze. La mobilità sociale può ripartire solo con il finanziamento dell’istruzione e del diritto allo studio, oggi più che mai strumenti di giustizia sociale.

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